XXVI Corso di Introduzione alla Speleologia — Il Racconto

C’è un momento preciso, durante ogni corso di speleologia, in cui tutto cambia. È quando ti avvicini all’ingresso di una grotta, senti l’aria fresca che sale dal buio, accendi il casco e fai il primo passo dentro. Da quel momento in poi, niente è più come prima.

Il XXVI Corso di Introduzione alla Speleologia del Gruppo Grotte FAQ — CAI L’Aquila è iniziato alla fine di aprile 2025 ed è andato avanti per circa sei settimane, tra lezioni in sede, uscite in palestra e discese in grotta. Un percorso costruito passo dopo passo, pensato per portare i corsisti dall’ABC della speleologia fino all’interno di alcune delle cavità più belle del centro Italia.

Prima i fondamentali — e un patto

Il corso è partito con le basi: presentazione del gruppo, teoria su come ci si prepara per un’uscita, cosa si mangia, come ci si veste, come si legge la topografia di una grotta. Subito, già dalla prima lezione, la Scuola Nazionale di Speleologia ha voluto che affrontassimo un argomento che spesso si dà per scontato: l’esposizione al rischio, la sua mitigazione e il patto di corresponsabilità. Un passaggio necessario, quasi un contratto morale tra istruttori e corsisti, che definisce da subito che in grotta ci si muove insieme, con consapevolezza e responsabilità condivisa.

Poi le lezioni si sono fatte più ricche — biospeleologia e meteorologia sotterranea, geologia con un relatore esterno, storia della speleologia italiana e il ruolo del CNSAS nel soccorso in grotta. Non è stata solo teoria: già dalla prima settimana i corsisti erano in palestra di roccia, prima ad Assergi e poi a San Pio, a prendere confidenza con l’imbrago, a capire come funzionano discensore e attrezzatura per la risalita — maniglia, bloccante ventrale e tutto il resto.

La prima grotta — e i romani

La prima discesa del corso è stata alla Grotta a Male, in provincia dell’Aquila. Una cavità perfetta per cominciare, giusta per distanza, giusta per difficoltà. Il caso ha voluto che quel giorno coincidesse con un’uscita sezionale che portava in grotta anche un gruppo da Roma. Due gruppi, stesso ingresso, stesso giorno: una situazione che avrebbe potuto complicarsi, ma che è stata risolta semplicemente coordinando gli ingressi. Nessun problema, anzi — il classico momento in cui si scopre che il mondo speleo è piccolo e ci si capisce subito.

Per i corsisti, però, quello che contava era altro: il buio, i rumori attutiti, la sensazione fisica di stare dentro la roccia. Per molti di loro, era la prima volta.

Frasassi — e un ospite d’eccezione

Il fine settimana a Frasassi è stato uno dei momenti più intensi del corso. Il sabato mattina, in palestra di roccia, i corsisti hanno avuto l’onore di essere affiancati da Daniele Mengozzi, Istruttore Nazionale di Speleologia. Non capita spesso di allenarsi con qualcuno di quel livello, e si sente — nel modo in cui spiega, in cui corregge, in come rende tutto più chiaro.

La sera il gruppo si è ritrovato al Rifugio CAI di Jesi: cena tutti insieme, dormita in rifugio, quella dimensione di comunità che nelle parole non si rende bene ma che chi l’ha vissuta capisce perfettamente. La mattina dopo, dentro la Grotta Vento-Fiume. Un ambiente che non lascia indifferenti — le pareti di calcite, le gallerie, i pozzi. E alla fine, l’uscita della grotta che si apre sul Fiume Sentino: bagno finale, tutti dentro, con ancora addosso l’odore di grotta.

Rio Garrafo — e il piano B che non era piano B

A fine maggio era prevista un’uscita alla Grotta del Chicchio. Organizzazione fatta con mesi di anticipo, permessi, logistica, tutto a posto. Poi, a poche settimane dall’uscita, abbiamo scoperto che il Soccorso Alpino Speleologico aveva scelto proprio quella grotta per un’esercitazione nelle stesse date. Grotta occupata, piano da rivedere.

Il corso ha ripiegato sulla Grotta Nuova di Rio Garrafo, ad Acqua Santa Terme, nelle Marche. E “ripiegato” è la parola sbagliata, perché è stata un’uscita di tutto rispetto: più impegnativa, più lunga, con progressioni tecniche vere. È stata quella in cui ogni corsista ha dovuto mettere tutto insieme — tecnica, testa e resistenza. La speleologia insegna anche questo: che il piano alternativo, a volte, è quello che ricordi di più.

Il gran finale: l’Antro del Corchia — e una sorpresa gradita

A giugno il corso ha concluso il suo percorso con una traversata all’Antro del Corchia, in Versilia, una delle grotte più grandi d’Europa. Il ramo percorso è stato l’Eolo-Serpente: ingresso dall’Eolo, uscita dal Serpente, quasi tutto in discesa attraverso ambienti che si aprono uno dopo l’altro, con gli ultimi due tratti in salita a ricordarti che la grotta non finisce mai dove pensi.

Anche qui, la logistica aveva riservato una sorpresa. Ci siamo ritrovati con un altro gruppo che aveva organizzato la stessa uscita, lo stesso giorno, per lo stesso ramo: un corso di introduzione di Urbino e il gruppo speleologico emiliano che aveva il compito di armare per loro. La notizia è arrivata circa un mese prima — tempo sufficiente per non farsi cogliere impreparati. Abbiamo prenotato la cena alla Pollaccia per tutti, riorganizzato la logistica dell’uscita e incastrato il tutto: il gruppo emiliano ha armato il ramo, noi abbiamo doppiato le calate in discesa, il gruppo di Urbino è passato dopo di noi disarmando. Tre gruppi, una grotta, una macchina che ha funzionato.

A rendere l’uscita ancora più speciale, la presenza di tre speleologi che hanno scelto di mettersi a disposizione: Andrea Russino, Istruttore Nazionale di Speleologia, e Marco, Aiuto Istruttore toscano — entrambi di casa in quella grotta — e Stefano Salvador, IS triestino, arrivato fin lì per condividere l’uscita con noi. È una delle cose belle di questo mondo: non importa da dove vieni, se hai il casco in testa sei già dei nostri.

E fuori dalla grotta, alla Pollaccia — il locale di riferimento per chi frequenta il Corchia, meta irrinunciabile con tuta e casco appena deposti — la serata ha fatto il resto. Cena, risate, racconti di grotta: quel tipo di serata che non si pianifica mai, ma che resta.

Non è finita qui

Il corso è finito. I sei corsisti che hanno portato a termine il percorso hanno guadagnato qualcosa che non si mette in una pagella — la capacità di muoversi in grotta, la conoscenza per farlo in sicurezza, e soprattutto la voglia di tornare sottoterra.

Perché è qui che sta la cosa forse più importante: il corso di introduzione è solo l’inizio. Il GGFAQ è un gruppo attivo tutto l’anno, con uscite, esplorazioni, formazione continua. C’è sempre una grotta nuova da scoprire, sempre qualcosa da imparare, sempre qualcuno con cui condividere questa passione strana e bellissima per il buio, la roccia e il silenzio del sottosuolo.

Il XXVII corso parte ad aprile 2026. Se stai leggendo e senti qualcosa muoversi dentro — quella curiosità, quella voglia di capire cosa c’è là sotto — probabilmente sai già cosa fare.

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