Grotta dell’Ovito di Pietrasecca – 02/06/16

Come ormai consuetudine quando ci addentriamo nelle cavità carseolane, la nostra mattina inizia con una ricchissima colazione presso “ll Babà”, un bar-pasticceria che si trova a poche centinaia di metri dall’uscita autostradale di Carsoli e che, sistematicamente, saccheggiamo dei suoi dolciumi. Una volta ricaricate le batterie ci apprestiamo a raggiungere l’Ovito di Pietrasecca, che ci ospiterà per il resto della nostra giornata. Parcheggiate le auto ed indossate le mute, affrontiamo il breve sentiero di avvicinamento fino all’immenso androne della cavità, popolato nella parte inferiore da grandi piante acquatiche. Superata la parte iniziale della grotta selvaggia ed immensa, nella quale costeggiamo il corso d’acqua che si inabissa al suo interno, giungiamo al segmento successivo che si compone, invece, di facili traversi e qualche discesa. Terminata la breve progressione su corda, raggiungiamo il grande lago sotterraneo, superato il quale, il resto della nostra percorrenza proseguirà all’asciutto. Poco dopo il lago, che va a scomparire tramite piccole cascate nel buio di un altro ramo, cominciamo la risalita in direzione della zona fossile, e raggiunte le sale delle concrezioni, ci troviamo di fronte ad un’alternanza di pareti fiorite, vaschette ornate di pizzi e merletti ripiene di perle di calcare, fino ad incontrare il famoso “coccodrillo”, il “presepe” e la meravigliosa “sala del trono”. Dopo aver passato qualche ora a scattare foto e ad osservare quel particolare che magari ci era sfuggito nelle precedenti visite, ci apprestiamo a riguadagnare l’uscita rendendoci conto fin da subito che l’acqua del lago stava aumentando di livello: mentre eravamo impegnati nella progressione, fuori si era scatenato un forte temporale estivo! I ruscelletti attraversati poche ore prima si erano trasformati in vere e proprie cascate; tuttavia, con un grande lavoro di squadra e con una comunicazione formidabile, nonostante il rumore assordante dell’acqua che aumentava, abbiamo superato senza grandi problemi i punti più critici.
Giunti fuori l’androne ci siamo fermati qualche minuto a guardare il corso d’acqua che aveva cambiato aspetto e colore e che adesso ricopriva quasi completamente le piante acquatiche osservate prima di entrare. Una volta tornati in macchina e cambiati, la nostra giornata speleologica ha avuto, come tradizione, un delizioso lieto fine tra pizze e birre! F.C.

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